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Chapter 3

Capitolo 3: Il Miele del Graal

Il narratore lascia Jurbarkas e cammina verso la campagna. Incontra un apicoltore che gli offre miele e parole enigmatiche sul Graal. Riflette sul sogno di Cleopatra e Gesù, e sulla moneta donata. L'Angelo Custode del Denaro riappare sotto forma di un viaggiatore, tentandolo con una via più comoda. Il narratore resiste ancora, ma l'Angelo lo avverte che la prossima prova sarà definitiva. La giornata si chiude con un tramonto infuocato che sembra un presagio.

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Camminai per ore, lasciando Jurbarkas alle spalle. La strada sterrata si snodava tra campi di grano ancora verdi e filari di betulle. Il sole era alto, ma l'aria era fresca, carica di odori di terra e di erba tagliata. La moneta che avevo dato all'uomo sulla panchina mi pesava ancora in tasca, anche se non c'era più. Era come se il gesto avesse aperto un varco dentro di me, un vuoto che non sapevo come riempire.

A un certo punto, la strada costeggiava una serie di alveari. Le api volavano operose, cariche di polline, e il ronzio era un canto antico che sembrava venire dalla terra stessa. Davanti a una capanna di legno, un uomo anziano sedeva su una sedia di paglia, con le mani sporche di cera e le dita che si muovevano come se intrecciassero un filo invisibile.

Mi fermai. Lui alzò lo sguardo. I suoi occhi erano chiari, quasi trasparenti, e in essi vidi un bagliore che mi fece pensare a Kipras. Ma non era Kipras. Era un altro.

— Hai camminato a lungo — disse, senza alzare la voce. — Lo vedo dalla polvere sulle tue scarpe. E dalla stanchezza nei tuoi occhi. Siediti.

Mi indicò una panca di legno vicino a lui. Mi sedetti. Il silenzio era rotto solo dal ronzio delle api e dal fruscio del vento tra le foglie.

— Sei un apicoltore? — chiesi.

— Sono un custode. Le api custodiscono il miele, io custodisco le api. Ma non è solo miele quello che raccolgono. Raccolgono anche i sogni, le preghiere, le lacrime. Ogni goccia di miele è un ricordo trasformato in dolcezza.

Prese un barattolo di vetro da un tavolino accanto a sé e me lo porse. Il miele era scuro, quasi nero, con riflessi dorati.

— Assaggia. Questo è il miele di fine estate, quando i fiori sono stanchi e le api lavorano fino al tramonto. Ha il sapore della fatica e della gratitudine.

Intinsi un dito e lo portai alle labbra. Il sapore era intenso, amaro e dolce insieme, con un retrogusto di erbe selvatiche. Mi ricordò il miele che Kipras mi aveva offerto quella mattina.

— Conosci un uomo di nome Kipras? — chiesi.

L'apicoltore sorrise, e le rughe intorno ai suoi occhi si approfondirono.

— Kipras è un nome che il vento sussurra, ma non si ferma mai. Lo incontri quando meno te lo aspetti, e poi se ne va. È come l'ape regina: non la vedi mai, ma sai che c'è, perché tutto l'alveare si muove intorno a lei.

— E il Graal? — domandai, quasi senza volerlo. — Lui diceva che il Graal è caduto dal cielo, sporco di terra e di sangue. Che cos'è veramente?

L'apicoltore rimase in silenzio per un lungo momento. Poi si alzò, andò dentro la capanna e tornò con un oggetto avvolto in un panno di lino. Lo depose sulle sue ginocchia e lo scoprì lentamente.

Era una ciotola di terracotta, semplice, senza decorazioni. Il bordo era scheggiato, e all'interno c'erano delle macchie scure, come di vino o di sangue.

— Questo è il mio Graal — disse. — L'ho trovato in un campo, dopo un incendio. La terra era nera, gli alberi bruciati. Ma questa ciotola era intatta, come se il fuoco l'avesse risparmiata. L'ho raccolta e l'ho portata qui. Ogni giorno ci metto dentro un po' di miele, e lo offro alle api. Loro lo bevono, e poi volano via. E io penso che il Graal non sia la ciotola, ma il gesto di offrire.

Toccai la ciotola con la punta delle dita. Era ruvida, calda. Sentii una vibrazione, come un battito di cuore lontano.

— Il Graal è ovunque — continuò l'apicoltore. — In ogni mano che si apre per dare, in ogni bocca che sorride. Ma noi lo cerchiamo lontano, perché abbiamo paura di trovarlo troppo vicino. Troppo semplice.

Mi alzai, sentendo le gambe intorpidite. Il sole cominciava a scendere, tingendo il cielo di arancione e di rosso.

— Devo andare — dissi.

— Lo so. Ma prendi questo barattolo. Quando avrai fame, mangia un cucchiaio di miele. E ricorda: il Graal non è lontano. È nella tua mano che dona, nel tuo cuore che ama, nella tua bocca che pronuncia il nome di chi ami.

Mi strinse la mano, e sentii la sua forza, come la radice di un albero. Poi mi voltai e ripresi il cammino.

La strada ora scendeva verso una valle. In lontananza si vedeva un campanile, e oltre, le colline si perdevano in una foschia violacea. Camminavo in silenzio, ascoltando il battito del mio cuore e il fruscio dei miei passi.

A un tratto, udii dei passi alle mie spalle. Mi voltai. Un uomo alto, vestito in modo elegante, mi stava raggiungendo. Aveva un sorriso affilato e gli occhi che brillavano come monete d'oro.

Riconobbi subito l'Angelo Custode del Denaro.

— Di nuovo qui? — dissi, senza fermarmi.

— Sono sempre qui — rispose lui, affiancandosi. — Non posso lasciarti. Non ancora. Hai dato via la tua ultima moneta, lo so. Sei povero, solo, senza una meta. Eppure cammini come se avessi un tesoro nascosto.

— Forse ce l'ho.

— Forse. Ma un tesoro invisibile non paga il pane. Non paga un tetto. Non scalda le notti d'inverno. Io ti offro un'alternativa. Non devi fare nulla di male. Solo accettare un piccolo aiuto. Una somma modesta, per cominciare. Un prestito, senza interessi.

Si fermò, e io mi fermai con lui. Il vento portava l'odore del fieno e della terra.

— Perché insisti? — chiesi. — Ho già detto di no.

— Perché so che la povertà è una maestra crudele. Ti insegna a sopravvivere, ma ti toglie la gioia. Io voglio darti la gioia, non la sopravvivenza. Vedi quella casa laggiù? Potrebbe essere tua. Un campo di api, una stalla, un orto. Potresti vivere qui, in pace, senza cercare Graal impossibili.

La sua voce era dolce, persuasiva. Sentii un nodo allo stomaco. Era vero: ero stanco, affamato, senza un soldo. La tentazione di accettare era forte.

Ma poi ricordai le parole dell'apicoltore: "Il Graal è nella tua mano che dona." Avevo donato la mia ultima moneta, e mi ero sentito più ricco di prima.

— No — dissi, con voce ferma. — Non accetto. Non ho bisogno del tuo denaro.

L'Angelo sospirò, e per un attimo il suo viso si offuscò, come una nuvola che passa davanti al sole.

— Hai resistito due volte. La terza sarà decisiva. Ricorda: quando la fame ti morderà lo stomaco, quando il freddo entrerà da ogni fessura, io tornerò. E la terza volta, la tua risposta sarà per sempre.

Sparì, non come un'ombra, ma come un fuoco che si spegne. Rimasi solo, sulla strada polverosa.

Il sole era ormai basso, e il cielo si tingeva di rosso sangue. In lontananza, vidi un bagliore. Sembrava un incendio. Forse era un campo in fiamme, o forse il riflesso del tramonto su una finestra. Ma sentii dentro di me che era un segno.

Ripresi a camminare, più veloce. La strada mi portava verso quel bagliore. Il vento portava odore di fumo. E mentre camminavo, la voce dell'apicoltore e quella dell'Angelo si mescolavano nella mia mente, come due api che danzano intorno allo stesso fiore.

Sapevo che quella notte qualcosa sarebbe cambiato per sempre. Il Graal era lì, davanti a me, nel fuoco e nel fumo. E io dovevo solo avere il coraggio di toccarlo.

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