AIBookCraft

Chapter 3

Capitolo 3: Manuale di sopravvivenza per sogni troppo belli (e un po’ sospetti)

Elias prende una nuova pillola, deciso a scoprire qualcosa sul mondo dreamcore. Nel sogno incontra un misterioso uomo anziano che sembra conoscerlo più di quanto ammetta. I dettagli bizzarri del sogno lo confondono, ma la conversazione fra Elias e l'uomo lascia intuire una connessione importante. Al risveglio, Elias trova un messaggio scritto a mano nel suo quaderno di matematica: non ricorda di averlo messo lì.

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Elias fissava la scatola delle pillole come si fissa una pizza ai funghi quando si è allergici: con desiderio misto a un vago presentimento di catastrofe. Ma la tentazione vinse anche stavolta. Una pillola, solo una, giurò mentalmente (le promesse fatte fra sé e sé sono le più tradite, lo sapeva bene).

Il sonno lo prese all’improvviso, come un blackout programmato. Elias si ritrovò su una strada che pareva uscita da un videogioco vintage: lampioni storti, panchine coperte di muschio fluorescente e, in fondo, un chiosco che vendeva gelati… caldi. Si avvicinò, curioso e vagamente affamato. Dietro il bancone c’era un uomo anziano con la barba bianca e un cappello troppo grande per la sua testa, uno che sembrava conoscere tutti i segreti del mondo e anche il trucco per togliere le etichette dai barattoli senza lasciare tracce.

«Gelato alla nostalgia o preferisce quello al ricordo sbiadito?» chiese l’uomo, con la voce ruvida da doppiaggio di film anni '50.

Elias lo guardò perplesso, indeciso se fosse meglio rispondere o fingere di essere un passante casuale.

«Mi scusi, ma… lei sa dove porta questa strada?»

«Dipende da quanti sogni ti restano nel barattolo,» rispose il vecchio, riempiendo un cono con una pallina color pastello. «Qui nessuno si perde, ma pochi trovano quello che cercano.»

Elias, nell’imbarazzo universale di chi riceve per sbaglio il microfono a karaoke, balbettò: «Sto cercando… una risposta. O almeno una spiegazione logica.»

Il vecchio sorrise, passandogli il cono. «Nel dreamcore le spiegazioni logiche sono in sciopero. Ma posso offrirle una domanda migliore, se vuole.»

Il gelato aveva il sapore delle estati passate, di risate troppo brevi e di abbracci lasciati a metà. Elias sbirciava l’uomo: qualcosa nel suo sguardo gli ricordava un album di famiglia che non aveva mai sfogliato davvero.

«Perché qui mi sento visto?» chiese Elias, abbassando la voce.

L’uomo soffiò sulla barba come per spazzar via una polvere invisibile. «Perché qui nessuno ha paura di guardarti davvero. Nel sogno nessuno dimentica chi vuole essere trovato.»

Elias annuì, ma l’aria si fece improvvisamente più densa, la luce sfarfallò. Un suono lontano, come una sveglia, iniziò a rimbombare. Il vecchio gli fece un cenno enigmatico, come se volesse aggiungere altro, ma il sogno svanì prima che potesse continuare.

Si svegliò di colpo, col cuore che batteva come se avesse corso i cento metri piani contro Bolt. La scatola delle pillole era sempre lì, innocua e silenziosa. Elias si preparò per scuola, domandandosi se tutto fosse solo una strana allucinazione. Mentre infilava i libri nello zaino, trovò un foglietto infilato nel quaderno di matematica. Non era la calligrafia della prof e nemmeno la sua.

“Ci rivediamo presto. Porta sempre una domanda in tasca.”

Elias rimase lì, con la nota in mano e il sospetto che i sogni non fossero poi così separati dalla realtà. Forse, per una volta, essere dimenticato era solo l’inizio di qualcosa. E di certo, era una buona scusa per saltare i compiti di matematica.

Domani avrebbe fatto altre domande. E magari trovato qualche risposta, o almeno un altro cono gelato al ricordo sbiadito.

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