Chapter 1
Capitolo 1: L’arte di farsi dimenticare (senza volerlo)
Elias, un ragazzo solitario e adottivo, vive la sensazione che nessuno si accorga mai di lui, anche nei momenti più ovvi. Osserva con ironia la sua invisibilità crescente, tra compagni di scuola distratti e genitori adottivi presi da programmi tv. Una sera, rientrando a casa, trova una misteriosa scatola in mezzo alla strada, contenente delle pillole che promettono sogni magici e sollievo dallo stress. Col semplice gesto di provare una pillola, Elias spalanca un varco verso un mondo di sogni bizzarri e affascinanti, lasciando però in sospeso la domanda su cosa possa accadere ora che il confine fra sogno e realtà inizia a svanire.
Elias aveva un talento innato per passare inosservato. Non il tipo di invisibilità utile, come quella di un supereroe: no, la sua era talmente sottile che se un giorno fosse sparito del tutto, probabilmente qualcuno avrebbe notato la sua assenza solo perché c’era una sedia in più a tavola.
Era lunedì. O forse martedì, ma nessuno pareva saperlo con certezza, nemmeno lui. Da piccolo gli avevano detto che se fosse stato simpatico e sorridente, la gente lo avrebbe notato di più. Un consiglio inutile, visto che il suo sorriso era così timido da sembrare un errore di battitura sul volto. In classe, gli altri ragazzi ridevano e gridavano, ma lui sembrava una parentesi muta tra due battute di troppo.
La sua famiglia adottiva era gentile, nel senso che non dimenticavano mai il suo compleanno. Certo, sbagliavano l’anno, ma almeno lo festeggiavano. Ogni tanto sua madre adottiva gli chiedeva: "Tutto bene, Eli?" senza distogliere lo sguardo dalla televisione, come se la risposta potesse essere trasmessa tramite sottotitoli.
Il suo passatempo preferito era osservare le persone che non lo osservavano. Scoprì che c’è tutta una scienza nell’essere ignorati: la fisica della porta chiusa in faccia, la metrica infallibile del “Scusa, eri lì?” e l’antropologia avanzata del “Ma tu eri in gita con noi?”
Poi arrivò quella sera. Elias tornava a casa dopo una giornata trascorsa a perfezionare l’arte del silenzio. Camminava lentamente, quasi sfidando il marciapiede a notarlo. E fu lì che vide qualcosa: una scatola marrone, posata nel mezzo della strada come se qualcuno l’avesse lasciata apposta per lui, o forse per chiunque avesse avuto la cortesia di non calciarla via.
La raccolse con la cautela di chi si aspetta una trappola o un test di logica camuffato da rifiuto urbano. Scritto sopra, con una calligrafia traballante: "Per chi sogna troppo poco. Uso: una ogni notte prima di dormire. Effetti collaterali: sogni belli, stress andato."
Ora, una persona ragionevole avrebbe dubitato. Ma Elias sapeva che la realtà non aveva mai offerto molto di meglio, e se anche la scatola fosse appartenuta a un mago distratto o a qualche anziana con l’hobby della stregoneria, in fondo, un pochino di magia male non poteva fargli.
Si richiuse nella sua stanza, protetto dalla penombra e dal disordine accuratamente studiato. Prese una pillola, la osservò sospirando come se potesse leggere il bugiardino nell’anima, e la ingoiò. Poi attese.
La notte arrivò a passi felpati. Elias si addormentò chiedendosi se il sogno sarebbe stato di quelli dove si ritrova in mutande all’esame di matematica. Invece, fu accolto da immagini sfocate ma meravigliose: scale che si scioglievano nell’aria, orologi che ridevano, gente che lo salutava con entusiasmo perché sì, finalmente qualcuno lo vedeva.
Il mattino dopo si svegliò con una strana sensazione di leggerezza. O forse di irrealtà. Guardò la scatola sul comodino e sorrise: almeno, per una notte, essere dimenticati era sembrato magico.
Si domandò cosa sarebbe successo se avesse continuato. Avrebbe qualcuno mai notato che il ragazzo silenzioso ora sognava più forte del necessario?