Chapter 1
Un Padre nei Cieli... Ma con le Orecchie Molto Grandi
Un bambino curioso, durante una riunione in famiglia, si domanda se Dio ascolta davvero ogni persona sulla Terra. La sua fame di risposte lo porta a una conversazione giocosa e buffa con una nonna, la quale descrive Dio come un Padre Celeste dall'udito straordinario e dal cuore ancora più grande. Alla fine, una voce calma e profonda — che il lettore riconosce come quella di Dio Padre Celeste — interviene internamente, rassicurando il bambino che Lui davvero ascolta ogni preghiera. Il capitolo si conclude con il bambino che si domanda se Dio anche ride e sogna, preparando la scena per la prossima scoperta.
Il problema era iniziato con una domanda. Una domanda minuscola, come un seme, ma, come ogni seme che si rispetti, aveva subito deciso di crescere troppo e troppo in fretta.
Era domenica, e la famiglia si era riunita sotto il pergolato per la merenda. La Nonna tagliava la crostata con la precisione di un chirurgo (ma con risultati molto più dolci). Zio Alfredo raccontava storie di quando era giovane, e nessuno gli credeva — neanche lui. E proprio in mezzo al brusio, c’era il Bambino Curioso: occhi a palla, mani zuccherose, e quella domanda che non smetteva di ronzargli tra le orecchie.
“Nonna,” disse, arrivando dritto al punto come solo gli otto-novenni sanno fare, “ma Dio davvero ascolta tutti?”
Nonna, che aveva la saggia abitudine di prendersi il suo tempo anche quando il tè si stava freddando, posò la fetta di crostata e guardò il nipote con aria di chi si prepara a una sfida.
“Certo che ascolta tutti,” rispose con una lentezza che fece spostare due nuvolette. “Dio ha le orecchie… beh, più grandi di quelle del coniglio che mangia l’insalata nell’orto.”
Il Bambino Curioso strabuzzò gli occhi, immaginando un Dio con due enormi orecchie pelose che uscivano dalle nuvole. Era buffo, sì, ma la domanda non era sparita.
“Ma tutti tutti? Anche quelli che urlano? E quelli che, tipo, pregano in silenzio?”
Zio Alfredo, sentendo la parola “urlano”, decise d’intervenire: “A Dio piace la musica, ma magari se evitiamo i tamburi alle sette del mattino…”
Nonna ridacchiò. “Lui ascolta il cuore, non il volume.” Poi aggiunse, abbassando la voce come se stesse rivelando un segreto per veri intenditori di crostate, “A volte, ascolta anche i sospiri che nessuno sente. I sospiri e i sogni.”
Il Bambino si fermò un attimo a pensare. Si grattò il mento, lasciando una traccia appiccicosa di marmellata.
“E… come fa?” disse, con tutta la serietà che un bambino impiastricciato può avere. “Se io parlo qui e qualcun altro parla in Cina? O sulla Luna?”
A quella domanda, persino il canarino sulla finestra sembrò fermarsi ad ascoltare. C’era nell’aria la sensazione che tutto fosse possibile, almeno per qualche secondo.
Nonna ci pensò su, guardando il cielo come se si aspettasse una risposta scritta tra le nuvole. Poi sorrise: “Vedi, Dio è il nostro Padre Celeste. È così grande che sta dappertutto, ma così vicino che può ascoltare ogni parola che nasce dentro di te. Si chiama omnipresenza, che suona difficile ma significa solo che a Lui non sfugge nemmeno il battito delle tue ciglia.”
Il Bambino provò a battere le ciglia molto forte, come per testare l’udito divino. Poi fece una faccia delusa.
“Però io non Lo sento mai che risponde. Neanche un bisbiglio.”
Nonna, che conosceva tutte le sfumature delle domande difficili, abbracciò il nipote e gli sussurrò: “A volte risponde con una sensazione calda nel cuore. O una nuova idea. O un incontro. Bisogna solo fare caso.”
Il Bambino sembrò non del tutto convinto. Si guardò le mani, poi il cielo, poi le orecchie di Zio Alfredo (“Tanto per capirci, Lui ascolta meglio di te,” pensò, ma non osò dirlo). Poi, con quella testardaggine gentile che solo chi cerca davvero può avere, decise di provare da solo.
Si allontanò dal tavolo, tra i cespugli di rose, e guardò in su, dove il cielo cominciava a imbrunire. Fece un respiro profondo, chiuse gli occhi e disse, a voce bassa ma decisa:
“Padre Celeste, mi senti?”
Silenzio.
Un picchio batté contro il tronco, come un tamburo che applaude in ritardo. Una coccinella gli atterrò su un dito, come per dargli forza. Il vento gli scompigliò i capelli — il che non era certo una novità, ma quel giorno sembrava quasi gentile.
E poi, proprio quando il Bambino stava per alzare le spalle e tornare al tavolo, successe qualcosa. Non fu un tuono, non fu una voce alta e potente. Fu… una presenza. Un calore che lo avvolse come la coperta preferita, quella di quando ha paura di notte. E dentro la mente — o forse dentro il cuore — sentì una voce calma, profonda, dolce come il miele più caldo:
“Figlio mio, Io vi conosco e desidero che voi conosciate Me.”
Il Bambino spalancò gli occhi. Nessuno intorno pareva aver sentito nulla. Solo il vento, il picchio, e la coccinella sembravano sorridere in complicità.
Correndo verso il tavolo, inciampò in una radice (segno che doveva rallentare, secondo Nonna) e arrivò con il fiato corto.
“Nonna! Penso che Dio mi abbia risposto! Ma… non proprio con le parole.”
Nonna lo guardò con occhi pieni di stelle. “Lo fa spesso così, tesoro. E più Lo ascolti, più Lo sentirai.”
Zio Alfredo, che aveva sentito solo la parola “Dio”, si lanciò in una spiegazione sulle sue avventure con le formiche e i miracoli del miele, ma nessuno lo ascoltava davvero. Tutti erano occupati a guardare il Bambino che sorrideva ancora, come se avesse ricevuto un segreto speciale.
Quella sera, nel suo letto, il Bambino si chiese: “Padre Celeste, ma tu… ridi mai? Sogni anche tu?”
Il vento sembrò portare una risata, lieve lieve, proprio sotto la finestra.
E la domanda crebbe ancora un pochino. Domani avrebbe chiesto di più.
***
Da qualche parte, in quel cielo vasto e pieno di misteri, una luce calda continuava ad avvolgere ogni cosa, ascoltando, aspettando e amando senza misura.
La merenda era finita, ma le domande appena cominciate. E il Bambino curioso — e, forse, un po’ coraggioso — era pronto a scoprire che tipo di risposte poteva trovare, tra una fetta di crostata e una risata celeste.