Chapter 6
Capitolo 6 — La foresta che non dimentica
Luce e la Regina delle Gatte lasciano il villaggio risvegliato e si addentrano in una foresta che conserva la memoria della terra prima della disconnessione. L'ombra del nefas juodas cambia ancora strategia: invece di separare, tenta di far dubitare Luce della realtà stessa di ciò che ha vissuto. Lo Spirito Antico appare come una presenza fra gli alberi e mostra a Luce che la foresta eterna non è un luogo ma uno stato d'essere che persiste anche nel grigiore. Luce incontra tracce di altri viaggiatori che hanno cercato le briciole del Graal prima di lui e hanno rinunciato. La Regina delle Gatte lo conduce a un albero verde vivo in mezzo alla terra morta, prova che il Graal è già al lavoro. Il capitolo si chiude quando Luce percepisce un secondo villaggio oltre la foresta e scopre che qualcuno lo sta aspettando.
Camminammo per quello che poteva essere un'ora o tre giorni, con la Regina delle Gatte accanto — non davanti, non dietro, accanto — e il silenzio dell'ombra ancora fresco sulle spalle come un cappotto lasciato da qualcuno che se n'è andato senza salutare. Il bosco era cambiato. Non in modo drammatico, non nel senso dei fuochi d'artificio e delle trasfigurazioni che la gente si aspetta dai momenti importanti. Era cambiato come cambia l'aria prima della pioggia: impercettibilmente, ma abbastanza perché chi sa ascoltare senta qualcosa di diverso nel modo in cui il respiro entra e esce.
La terra sotto i miei stivali era ancora grigia. Gli alberi erano ancora scheletri. Ma tra i tronchi c'era qualcosa che prima non c'era: un suono. Non un suono vero e proprio, più come l'idea di un suono, il ricordo di quando questi boschi erano pieni di vento e uccelli e quella confusione organica che significa vita. Come se la foresta avesse cominciato a ricordare sé stessa grazie a una goccia in un pozzo a chilometri di distanza. Il che, lasciatemelo dire, era un'impresa notevole per una goccia. Se solo le gocce avessero un agente letterario.
La Regina delle Gatte avanzava con quella sua andatura che era contemporaneamente passeggiata e pattugliamento. Le sue orecchie ruotavano come antenne paraboliche, captando frequenze che io non possedevo. Ogni tanto si fermava, annusava l'aria, e ripartiva con una leggera deviazione che mi costringeva a correggere il percorso. Mi fidavo di lei. Questo era il punto, credo. Mi fidavo di una gatta con occhi millenari per navigare attraverso una terra malata, e la cosa non mi sembrava strana. Quanto ero caduto in basso, o quanto in alto, dipendeva dai punti di vista.
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