Chapter 3
Il Salto
Rūta acquista una scheda grafica usata e la installa, aumentando drasticamente la sua capacità di mining. L'investimento porta i primi frutti tangibili, mentre Elizabeta e Andrius offrono prospettive contrastanti. Il capitolo si conclude con Rūta che raggiunge il traguardo simbolico di 0,01 BTC e riflette sul prossimo passo.
Il giorno dopo, la decisione era presa. Avrei comprato quella scheda grafica. Non era un capriccio, ma un passo necessario per capire se il mining potesse diventare qualcosa di più di un hobby. Durante la pausa pranzo, aprii un sito di annunci e trovai un AMD Radeon HD 5850 usata. Il venditore, un ragazzo di Kaunas, la descriveva come «leggermente usata per giocare, mai overcloccata». Il prezzo era di 180 euro, un po' meno di quanto avevo preventivato. Gli scrissi un messaggio e, con mio grande stupore, mi rispose dopo pochi minuti: «Posso incontrarti domani sera a Vilnius, vicino alla stazione centrale.»
Il giorno seguente, il lavoro sembrò durare un'eternità. Ogni sguardo all'orologio mi ricordava che, in poche ore, avrei avuto tra le mani il pezzo mancante del mio puzzle digitale. Elizabeta mi mandò un messaggio: «Allora, oggi è il grande giorno?». Le risposi di sì, con un'emozione che quasi mi sorprendeva. «Ti tengo le dita incrociate» scrisse, aggiungendo un'emoji a forma di fulmine.
Alle 18:00, ero sotto la pensilina della stazione. Il ragazzo arrivò puntuale, con una borsa nera. Aprì la cerniera e mi mostrò la scheda: era più grande di quanto immaginassi, con ventole argentate e un dissipatore massiccio. Sembrava un pezzo di tecnologia uscito da un film di fantascienza. «Funziona perfettamente» mi disse. «L'ho testata ieri sera.» Gli diedi i soldi, lui mi porse la scheda e, con un sorriso, se ne andò.
Tornai a casa con il cuore che batteva forte. Appoggiai la scheda sulla scrivania e osservai il mio vecchio portatile. Sapevo che non potevo installarla direttamente lì: serviva un desktop. Ma avevo già pensato a una soluzione. Un amico di un amico aveva un vecchio PC in cantina, con un alimentatore abbastanza potente. Lo avevo contattato il giorno prima e mi aveva detto di passare a prenderlo. Così, dopo cena, andai a ritirarlo. Era un case bianco e ingiallito, con una ventola laterale che sembrava uscita da un'altra epoca. Ma funzionava.
Passai la serata a montare la scheda. I cavi, le viti, i connettori. Non ero un'esperta, ma avevo guardato abbastanza tutorial su YouTube da sentirmi sicura. Dopo un'ora di tentativi, il PC si accese. La ventola della scheda grafica girò con un ronzio soddisfacente. Installai i driver, scaricai il software di mining e configurai il pool. Quando premetti «Start», lo schermo si riempì di numeri. L'hashrate era di 280 MH/s. Dieci volte superiore a quello del portatile.
Mi appoggiai allo schienale della sedia e sorrisi. Era come se avessi sostituito una bicicletta con una moto. Il rumore era più forte, il calore più intenso, ma la potenza era innegabile. Decisi di lasciarlo funzionare tutta la notte. Prima di andare a letto, controllai il saldo: 0,0017 BTC. Poco, ma in crescita.
La mattina dopo, mi svegliai con un senso di aspettativa. Corsi al computer. Il saldo era 0,0023 BTC. Quasi il doppio rispetto a quando avevo iniziato. La scheda aveva lavorato senza sosta per otto ore, e il risultato era lì, davanti ai miei occhi. Presi una tazza di caffè e rimasi a guardare i numeri scorrere, ipnotizzata. Ogni hash era un piccolo passo verso qualcosa di più grande.
Quella sera, Elizabeta venne a trovarmi. Entrò e vide il nuovo setup. «Wow, sembra un vero centro di controllo!» esclamò, indicando il case bianco e la scheda che spuntava. Le spiegai come funzionava, come la scheda grafica risolvesse i problemi crittografici molto più velocemente della CPU. Lei annuì, affascinata. «Quindi ora guadagni di più?» chiese. «Sì» risposi. «Ma è ancora poco. Forse tra un mese avrò 0,01 BTC.»
«0,01 BTC? Quanto vale?»
«Circa dieci centesimi di dollaro, al cambio attuale.»
Rise. «Non sembra molto.»
«Non lo è. Ma non è solo il denaro. È il processo. È come piantare un seme e vederlo crescere. E poi, se il valore di Bitcoin aumenta, quei dieci centesimi potrebbero diventare dieci dollari, o cento.»
Elizabeta mi guardò con occhi pensierosi. «Hai fiducia in questo sistema, vero?»
«Sì. Forse è assurdo, ma ci credo. Credo che Satoshi Nakamoto abbia creato qualcosa di rivoluzionario. E voglio farne parte.»
Lei si avvicinò al computer e osservò lo schermo. «È come un quadro che si dipinge da solo» disse. «Ogni hash è una pennellata, ogni blocco un colore. Forse un giorno farò un'installazione basata su questo.»
«Lo farai» dissi. «E io sarò la tua prima spettatrice.»
Il giorno dopo, al lavoro, Andrius mi vide più allegra del solito. «Hai vinto alla lotteria?» scherzò.
«Quasi» risposi. «Ho comprato una scheda grafica per il mining.»
Lui alzò un sopracciglio. «Quindi stai raddoppiando la scommessa.»
«Sto seguendo un'intuizione.»
«Spero che tu abbia ragione» disse. «Ma ricordati: non mettere tutte le uova in un solo paniere. La tecnologia cambia velocemente, e quello che oggi è all'avanguardia domani potrebbe essere obsoleto.»
Lo sapevo. Ma sentivo che, in quel momento, l'unico modo per capire veramente Bitcoin era immergermi completamente. Non volevo essere una semplice spettatrice; volevo essere parte del motore.
Nei giorni successivi, la scheda lavorò instancabilmente. Ogni mattina controllavo il saldo con la stessa eccitazione del primo giorno. 0,003 BTC. 0,004 BTC. 0,005 BTC. Il ritmo era costante, quasi ipnotico. A volte, durante la notte, sognavo numeri e hash. La mia mente era diventata un'estensione del computer.
Una sera, dopo una settimana, raggiunsi un traguardo simbolico: 0,01 BTC. Lo guardai a lungo, come se fosse un trofeo. Era solo un centesimo di Bitcoin, ma rappresentava ore di lavoro, di calcoli, di fiducia. Feci una foto allo schermo con il telefono e la mandai a Luca. «Ce l'ho fatta» scrissi.
La sua risposta arrivò quasi subito: «Congratulazioni! Ora inizia la vera sfida: decidere cosa farne.»
Cosa farne? Fino a quel momento, avevo solo accumulato. Non avevo mai pensato a cosa fare con i miei Bitcoin. Tenerli? Venderli? Spenderli? Era una domanda che mi faceva sentire come un esploratore che trova un tesoro e non sa se portarlo a casa o seppellirlo di nuovo.
Quella notte, mentre il computer ronzava nella stanza accanto, rimasi sveglia a pensare. Forse dovevo iniziare a guardare oltre il mining. Forse c'era un modo per usare Bitcoin non solo come accumulo, ma come strumento. Un modo per connettere il mondo digitale con quello reale.
Era un pensiero vago, ma persistente. Come un'ombra che si allunga al tramonto. Sapevo che il mio viaggio era solo all'inizio, e che la prossima curva mi avrebbe portato in una direzione che ancora non immaginavo.
Il mattino seguente, prima di andare al lavoro, aprii il portafoglio digitale. Il saldo era 0,0102 BTC. Sorrisi. Poi chiusi il computer e uscii, portando con me la sensazione che qualcosa di grande stesse per accadere.